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Tutta mia la città... (15 agosto 2017)

Il lavoro fotografico di Maurizio Iazeolla riprende una tematica cara ai fotografi di fine Ottocento e dei primi del Novecento: "il ritratto di città". L'urbe beneventana sembra avvolta in un limbo temporale, sospesa fra la notte e il giorno. Un rilievo fotografico che riporta alla memoria il senso storico solito nelle pitture su tavola di Carlo Crivelli e del suo allievo Andrea Mantegna. Una magia che si ripete per ogni scatto, con un piano sequenza all'americana. La luce sembra creare un rapporto d'osmosi fra gli intonaci degli alti palazzi e laterizi della pavimentazione. Lo spazio è animato dallo sguardo dell'osservatore in un silenzio assordante.
Chiara Massini
https://massinichiara.wordpress.com/


Suggestioni da “Tutta mia la città”, racconto fotografico di Maurizio Iazeolla
Restauro inverso di Carla Cirillo, scrittrice e poetessa


Le piazze – I viali
Consideriamo con eccessiva facilità i luoghi in cui viviamo o che conosciamo per abitudine o per affezione luoghi-che-ci-appartengono. Quasi diventassero una propaggine paesaggistica, una metafora naturale dei nostri sensi, della nostra vita interiore o della vita che ci piacerebbe vivere. L’errore di appropriazione potrebbe dipendere da molte circostanze o da premesse finanche fisiologiche – l’apriori spaziotemporale kantiano o l’assunto fenomenologico dello stretto rapporto tra il mondo e il senso che ognuno di noi ne esperisce. Una cosa che ci appartiene – finanche il corpo, il nostro stesso corpo – è una specie di enigma fatto di abitudini e di previsioni labili e congetture da statistica. Allora la labilità tocca ogni cosa, affetti, condizioni. E luoghi. Anche i luoghi ci appartengono limitatamente e solo in determinate situazioni. Per illuminazioni, rapidissime, brevi. Per lembi di ricordi. Ricordo una vecchia città … arsa su la pianura sterminata nell’Agosto torrido, con il lontano refrigerio di colline verdi e molli sullo sfondo. La nostra conoscenza è sempre circoscritta, purtroppo, la conoscenza conscia. Quella latente, la memoria che pure è in noi, ha un certo carattere di indisponibilità a volte dispettosa, sconcertante. Dimentichiamo per distrazione, per decadimento cerebrale, per disattenzione. A volte non ci riconosciamo se passiamo rapidamente davanti a una vetrina o in una fotografia siamo noi ma non siamo affatto quello che sappiamo o pensiamo di essere. Stentiamo a riconoscerci, abbiamo paura. Ecco che allora tutto quello che appare ovvio si complica e vedere mostra subito la carenza che invece copre l’atto dell’osservazione, della focalizzazione dello sguardo sul suo oggetto. L’apparenza a volte è essenza, altre volte non lo è. Dobbiamo riconquistare il nostro volto. Allo stesso modo si può dover riconquistare un luogo abituale che ci è apparso straniero. Superare lo spaesamento. Non si può restare a lungo senza luogo, privi della certezza di una abitudinaria esistenza. una vecchia città… Bisogna riappropriarsi del luogo - come del volto - che è apparso per alcuni istanti estraneo nella sua amicalità e quindi freudianamente perturbante. E’ lo stesso per i bambini che imparano a ricordare o dei vecchi privati di memoria. E’ sempre così, in realtà, in ogni momento di una vita: il nostro sguardo vaga sulle cose, sulle strade e, ogni volta, a ogni battito rapido di ciglia – un clic della macchina - può riscoprire il mondo o volere essere cieco, volontariamente. E tutto può ripartire da un frammento, il senso solo nostro della composizione:
Ricordo una vecchia città … arsa su la pianura sterminata nell’Agosto torrido, con il lontano refrigerio di colline verdi e molli sullo sfondo. Archi enormemente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre stagnazioni plumbee … e a un tratto da la palude afona una nenia primordiale monotona e irritante: e del tempo fu sospeso il corso. (da “La notte” di Dino Campana)
I palazzi – Le strade
Ma niente resta mai uguale a se stesso. Nel mondo c’è un continuo, incessante reciproco sfregamento di tutte le cose che contiene: alberi e aria, corpi e case, automobili e strade. Attriti che a volte sembrano carezze. La cecità selettiva, emotiva, è un aiuto pietoso: costruisce le abitudini e rende le cose, in qualche modo uguali, intoccabili al lavorio demolitore del Tempo. Ma se accettassimo tutto il Tempo del mondo, o almeno l’idea della sua estensione oltre noi, oltre i nostri giorni …
Le nuvole – Il Sole
Potrebbe accadere se qualcuno lavorasse a un progetto impensato: un restauro che dia a un volto, a un panorama, tutto il tempo che gli appartiene in una patina. Un restauro inverso che desse anni e decenni alle immagini invece di conservarle in un apparente eterno presente - il nostro -, sempre uguali a se stesse, un po’ falsate e false. Qualcuno che lavorasse al peso reale e minaccioso delle nuvole piuttosto che a alleggerirle per modellare un fondale. Il Tempo, nel restauro inverso, peserebbe e avrebbe anche un colore di antico forse difficile da contemplare, certamente drammatico. E trascinerebbe con sé un enorme silenzio. E anche assenza di tutto ciò che dura brevemente, quindi soprattutto degli esseri viventi. Uomini e animali. Nel silenzio / d’una piazza assopita, nemmeno un volo strepitoso di colombi (da “Stanze” di Eugenio Montale). Il movimento che erroneamente è corsa di quadranti nei nostri orologi, agisce piuttosto come un accumulo, in patine e patine, intonaco su muratura, velature su velature come su un quadro. A distanza anche i nostri occhi potrebbero velarsi di lacrime di nostalgia, di rammarico, di protesta o incomprensione: ci sentiremmo superflui, sovrabbondanti al luogo che in qualche modo non ci contempla, è solo pieno di sé, si adagia nel suo senso segreto. Sebbene costruito da uomini. Eccoci allora: una strana innegabile autosufficienza degli spazi, come un amore portato via dall’essere amato, incurante di chi ama, dimentico di chi ha amato. O, anche, un pomeriggio d’estate in cui i luoghi tengono lontani chi crede di saperli come parte della propria anima. E sono loro a mostrarsi ignoti, quasi visti la prima volta, anche se presentiti per anni. Sono loro a dettare le parole, le stesse che una volta seppe davvero ascoltare qualcun altro:
Traversare una strada per scappare di casa
lo fa solo un ragazzo, ma quest’uomo che gira
tutto il giorno le strade, non è più un ragazzo
e non scappa di casa.
Ci sono d’estate
pomeriggi che fino le piazze son vuote, distese
sotto il sole che sta per calare, e quest’uomo, che giunge
per un viale di inutili piante, si ferma.
Val la pena esser solo, per essere sempre più solo?
Solamente girarle, le piazze e le strade
sono vuote.
(da “Lavorare stanca” di Cesare Pavese)


Quel vuoto bisogna saperlo ascoltare e soffrire per poterlo guardare, finalmente. Per riprodurne una immagine esatta, attraverso qualcosa che ne dia una intuizione. Si può, da soli, sentire il vuoto del mondo? Forse, ma solo attraverso pezzi di mondo, ancora, pena l’annientamento o la follia. Magari, passeggiando le strade assolate di un’ora ferragostana di una certa estate cittadina si sentono passi imprevisti, rantoli sommessi, si afferrano ombre inattese di un palazzo o di un albero, qualcosa che perdura invisibile - fasmate dal calore -, qualcosa o qualcuno che resiste alla calura impossibile. Magari si giurerebbe di avere intravisto lo Spirito del Tempo e quella del Luogo in dialogo, fermi a fissare nuvole vecchie di secoli contro i raggi del Sole di mille diluvi e resurrezioni, e poi radici di alberi che sollevano il selciato e che cercano da sempre di toccare il cielo. Un battito di ciglia e uno scatto della vecchia macchina oculare: il cielo torna quello abituale e con lui le strade. I due Spiriti tornano a essere la successione nota dei luoghi, dei monumenti, dei palazzi e il celere tacchettio degli orologi ai polsi. Ritornano passanti ansiosi di raccontare qualche nuovo labile panorama in una rapida feria d’agosto. Anche se qualcuno poi li avesse incontrati e sfiorati, i due genii, sarebbe una sfida riuscire a vederli in posa in qualche amata fotografia.

http://www.ntr24.tv/2019/04/11/wg-flash-24-del-11-aprile-2019/
http://www.ntr24.tv/2019/04/11/benevento-fotografica-si-muovono-i-primi-passi-per-larchivio-samnium-fototeca/
http://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato2.php?Id=121483
https://www.tvsette.net/2019/04/11/inaugurata-tutta-mia-la-citta-mostra-fotografica-di-maurizio-iazeolla-video/
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