Un filo rosso - sangue lega questi due servizi fotografici, fatti a 46 anni di distanza l’uno dall’altro. Il primo, in una masseria dell’Irpinia, quando avevo 24 anni, con una reflex a pellicola, il secondo, in un macello del Sannio, da me ormai settantenne con una reflex digitale. Due epoche molto diverse della mia vita e nel frattempo un mondo totalmente cambiato.
I due lavori documentano le operazioni di macellazione del suino.
Nel 1979, nelle campagne, l’evento era un rito festoso al quale partecipavano tutte le famiglie del circondario che si aiutavano a vicenda nel periodo della mattanza. Il rito si concludeva poi con lauto pranzo a base di carne di maiale e peperoni sott’aceto. Al clima festoso del sacrificio si contrapponevano le tragiche urla dell’animale, consapevole della fine che l’attendeva. A quei versi di disperazione rispondevano analoghe urla di altri maiali lontani, in altre masserie, ma accomunati da un comune sentimento di dolore comunicato da quei versi, che li rendevano certi di un analogo destino.
Nel 2025 il processo diviene di tipo industriale: percorsi precisi, procedure standardizzate, la forza delle braccia sostituita dalla potenza degli argani elettrici e da macchinari appositi. Certamente il sacrificio dell’animale è stato reso quasi indolore dallo stordimento causato dall’applicazione di una corrente elettrica alle tempie. Ma forse, oggi, ciò che più mi impressiona è lo sguardo del suino. Una pietas nei confronti di una vita necessariamente (?) soppressa per l’alimentazione ed il gusto degli esseri umani, una pratica antica quanto l’umanità.
Ma il filo rosso è rimasto il sangue, il simbolo stesso della vita, raccolto rutilante e fumante. Un tempo consumato come prelibato alimento in un rito che conservava la sua sacralità religiosa, ora invece smaltito come un pericoloso rifiuto. Quanto tempo è passato……
(Servizio fotografico effettuato nell'ambito del Contest FIAF "Agrosfera" - 2025